Superbonus 110% anche per gli italiani all’Estero

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Gli italiani all’estero non vanno lasciati soli e senza certezze burocratiche. E’ quanto viene chiesto da Italia Viva all’interno del dibattito parlamentare in seguito ad alcune interpretazioni dell’amministrazione finanziaria sulla possibilità, per i non residenti senza reddito imponibile in Italia, di cedere o scontare la detrazione maturata per gli interventi sugli immobili. Il residente all’estero, pur non potendo utilizzare direttamente il superbonus, anche maggiorato del 110%, può optare per lo sconto in fattura e/o cedere il credito d’imposta maturato.

A tal proposito, grazie al deputato di Italia Viva Massimo Ungaro, da sempre vicino agli italiani a Malta, giungono notizie positive per gli italiani fuori dal proprio Paese. Nel tentativo di chiarire cosa prevede la regolamentazione, infatti, l’Onorevole ha presentato un’interrogazione in Commissione Finanze rivolta direttamente al MEF ponendo l’interrogativo sul rapporto della normativa italiana e i residenti all’estero, chiedendo informazioni circa la possibilità che i connazionali residenti fuori dall’Italia e regolarmente iscritti all’Aire possano usufruire di quanto previsto dalle nuove norme, senza alcuna preclusione della cessione del credito per gli interventi di efficientamento energetico.

Ungaro ha affrontato la tematica facendo presente che le previgenti detrazioni fiscali per l’efficientamento energetico rientravano nel campo di applicazione del superbonus anche per i cittadini iscritti all’Aire. Infatti, alla fruizione della detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici sono ammessi sia i soggetti residenti che non, titolari di qualsiasi tipologia di reddito. Inoltre, la cessione del credito è effettuata nei confronti dei fornitori che hanno effettuato gli interventi o di altri soggetti privati; per soggetti privati cessionari devono intendersi i soggetti diversi dai fornitori, sempre ché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione.

La risposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze è giunta a fine luglio, ribadendo: “Tra i destinatari del cosiddetto Superbonus, «le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni». In assenza di ulteriori indicazioni, la predetta misura riguarda tutti i contribuenti, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, che sostengano le spese per l’esecuzione degli interventi agevolati. Gli stessi, ai sensi del successivo articolo 121 del Decreto Rilancio, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, possono optare per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto o, in alternativa, per la cessione di un credito d’imposta di importo corrispondente alla detrazione ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari“.

Il Ministero ha fatto emergere chiaramente che quanto stabilito va in totale conflitto con quanto asserito dall’Agenzia delle entrate nello specifico documento di prassi (circ. 24/E/2020 § 1.2). Innanzitutto, è opportuno specificare che il comma 1, dell’art. 121 del dl 34/2020, convertito nella legge 77/2020 dispone letteralmente che «i soggetti che sostengono, negli anni 2020 e 2021, spese per interventi elencati al comma 2 (si tratta dei “bonus casa” escluso quello per i mobili e quello per la sistemazione dei giardini) possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto, alternativamente: a) per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto (…); b) per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare (…)». È evidente che, quantomeno per il trasferimento, il legislatore non ha condizionato le due possibilità alternative alla presenza di un reddito imponibile ma l’Agenzia delle entrate, andando oltre il dettato letterale della richiamata, nel recente documento di prassi ha precisato che la detrazione maggiorata «non spetta ai soggetti che non possiedono redditi imponibili» aggiungendo ulteriormente che gli stessi «non possono esercitare l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito»

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