Sì alla blockchain per tutelare il voto degli italiani all’estero

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Il ddl (questo il testo: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01106158.pdf ) prevede il mantenimento della forma per corrispondenza, che assicura la più ampia partecipazione. Ma introduce allo stesso tempo una messa in sicurezza del sistemaattraverso l’adozione di nuove tecnologie, come la blockchain, al fine di consentire la tracciabilità delle operazioni.

Da Malta, uno dei Paesi più all’avanguardia al mondo nelle nuove tecnologie, che per primo ha adottato un quadro normativo completo sulla blockchain, esprimiamo il nostro più vivo apprezzamento per una proposta che finalmente valorizza il potenziale degli strumenti che il mondo moderno ci mette a disposizione.

Il tutto per tutelare i diritti dei sempre più numerosi italiani all’estero, che non devono più essere cittadini di serie B, in quanto meritevoli di concorrere al futuro del loro Paese al pari dei loro connazionali. Siamo convinti che dimostrando a queste persone di valorizzare e proteggere concretamente la loro partecipazione al voto con misure di buona politica, riusciremo ad alimentare un nuovo coinvolgimento verso la vita politica del nostro Paese e un nuovo stimolo per contrastare l’astensionismo.

La senatrice Garavini – a commento del disegno di legge – ha affermato: “Gli espatriati votano tradizionalmente in chiave antisovranista. Non solo gli italiani. Anche gli ungheresi. O i polacchi. Ossia proprio quegli stessi popoli che scontano nei propri Paesi la presenza massiccia di partiti di ispirazione populista. I dati sottolineati in un articolo de Il Corriere della Sera rilanciano l’urgenza della messa in sicurezza del voto di chi vive all’estero. Il voto degli espatriati garantisce un argine alle derive sovraniste. Ma è un’occasione che rischiamo di perdere, se non li mettiamo nelle condizioni di esercitare il proprio diritto”. Laura, siamo con te!

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