A Malta l’incremento più alto di italiani negli ultimi 15 anni

Spread the love

Americhe e l’Europa, negli ultimi 15 anni (2006-2020), sono le principali mete della presenza degli italiani all’estero. Anche in Paesi meno consueti: le “nuove frontiere” della mobilità sono infatti Malta (+632,8%), che registra l’incremento più alto in termini percentuali, seguita da Portogallo (+399,4%), Irlanda (+332,1%), Norvegia (+277,9%) e Finlandia (+206,2%).

È quanto emerge dal Rapporto “Italiani nel mondo” 2020 presentato oggi dalla Fondazione Migrantes.

L’Europa, negli ultimi quindici anni, è cresciuta grazie alla nuova mobilità (+1.119.432 di presenze, per un totale, a inizio 2020, di quasi 3 milioni di residenti totali). I valori assoluti fanno risaltare i Paesi di vecchia mobilità come la Germania (oltre 252mila nuove iscrizioni, +47,2%), il Regno Unito (quasi 215mila), la Svizzera (più di 174mila, +38%), la Francia (quasi 109mila, +33,4%) e il Belgio (circa 59mila, +27,3%). Per il Regno Unito, invece, e soprattutto per la Spagna, gli aumenti sono stati molto più consistenti, rispettivamente +147,9% e +242,1%. Le crescite più significative, dal 2006 al 2020, caratterizzano i sopracitati Paesi europei definiti  “nuove frontiere” della mobilità: Malta, Portogallo, Irlanda, Norvegia e Finlandia.

L’area latino-americana è cresciuta grazie alle acquisizioni di cittadinanza (+123,4% dal 2006) coinvolgendo soprattutto il Brasile (+221,3%), il Cile (+123,1%), l’Argentina (+114,9%). Oltre il 70% (+793.876) delle iscrizioni totali in America dal 2006 ha riguardato l’Argentina (+464.670) e il Brasile (+329.206).

Gli italiani si sono spostati anche a Oriente, soprattutto Emirati Arabi e Cina.

Nel rapporto vengono presi in esame 46 contesti provinciali. Si scopre così che l’emigrazione italiana non è solo dal Sud verso il Nord: “Il vero divario è tra città e aree interne. Sono luoghi che si trovano sia al Sud che al Nord, ma che al Sud diventano doppia perdita, verso il settentrione e verso l’estero”. I curatori del Rapporto chiedono perciò di prestare attenzione ai piccoli centri, “a quei pezzi di territorio spesso abbandonati che diventano luoghi dove, invece, è possibile intervenire per ridare loro vita”.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *